Parco "La Rocca" — Pontinvrea (SV)

Il progetto

Quattro opere, quattro visioni, quattro storie che attraversano il vento come forza trasformativa e come legame tra ambiente, mito e comunità.

Il Museo del Vento è un invito a percorrere lentamente l’entroterra ligure, osservando il paesaggio con occhi nuovi. Un viaggio tra reale e immaginario, natura e ingegno umano, dove il vento non è solo energia, ma anche racconto, tempo e cambiamento.

L'idea

Il Museo del Vento è un progetto artistico permanente che si sviluppa tra le pale del parco eolico “La Rocca”, nel comune di Pontinvrea (SV), nell’entroterra della Val Bormida.

Qui, l’energia del vento incontra l’arte contemporanea: ogni base degli aerogeneratori diventa un’opera pittorica site-specific, realizzata da artisti chiamati a confrontarsi con il paesaggio, la scala monumentale delle turbine e il contesto naturale e culturale che le circonda.

Non si tratta di un museo tradizionale, ma di uno spazio aperto e accessibile, integrato nel territorio, in costante evoluzione. Un luogo dove l’arte assume il ruolo di strumento di lettura del paesaggio, stimolo alla riflessione ambientale e proposta di una nuova estetica dell’energia.

Il percorso si sviluppa all’aria aperta, lungo i sentieri che collegano le turbine, seguendo un ritmo scandito dal vento e dalle sue trasformazioni. Un museo da esplorare camminando, dove ciò che non si vede — il vento, il tempo, il cambiamento — diventa visibile attraverso il segno artistico.

Il Museo del Vento nasce come un’iniziativa del Festival Entroterraneo 2025, organizzato dall’Associazione Echollective, con l’obiettivo di trasformare il parco eolico “La Rocca” in un museo d’arte contemporanea. Il festival, attutato a Giovo Ligure nel cuore della Val Bormida, unisce natura, arte e sperimentazione, offrendo concerti, performance, installazioni e laboratori. La prima edizione ha accolto oltre 1000 partecipanti, distinguendosi per l’atmosfera immersiva, la sostenibilità e il forte legame con il territorio.

Come arrivare

Da Savona si raggiunge Giovo Ligure percorrendo la SS29 e seguendo le indicazioni per Pontinvrea.
Da Giovo si prosegue sulla strada provinciale in salita e, seguendo i cartelli, si arriva al Parco Eolico La Rocca in circa 20 minuti.

Fabrizio Assandri di TGR Liguria racconta il Museo del vento

Gli artisti e le opere

SIMBIOSI

Questa prima opera è un invito.

Un invito ad osservare con attenzione, a cercare ciò che sembra nascosto, ad abbandonare per un momento lo sguardo abituale. È la soglia di un mondo intimo, diverso da quello che ci si aspetta. Con questa prima opera si entra nel Museo del Vento: un museo a cielo aperto, dove paesaggio e immaginazione si intrecciano. C’è un tempo che non è né passato né futuro: è quello dell’infanzia, dei ricordi dolci come zucchero filato e delle colline viste con occhi capaci di stupore. Questo murales dalle tonalità espressionistiche invita ad accedere a quella dimensione fuori dal tempo, dove ogni elemento – fiori, case, nuvole, animali, pale eoliche – vibra in armonia. Il cielo lega tra di loro il giorno e la notte, come un sogno che resta vivido.

L’opera si ispira ai monti di Pontinvrea, osservati con lo sguardo di chi in questi luoghi è cresciuto: non come in una cartolina, ma come un paesaggio vissuto, dove ogni dettaglio parla un linguaggio familiare.

È un ambiente reale e concreto, ma anche una soglia verso un altrove immaginario, dove la natura non è sfondo, ma presenza viva.

DAMIANO BASSI

Mioglia – Nato e cresciuto nell’entroterra ligure, l’arte di Damiano è profondamente radicato nei ricordi e negli elementi del suo passato al quale è molto legato: natura, libertà e leggerezza.

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Questa pala eolica sembra fatta di roccia. Il confine tra supporto e dipinto si dissolve, come se l’intera struttura emergesse da una parete erosa dal tempo e dal vento. Non c’è separazione, ma un processo: quello lento e costante della natura che muta forma. Le figure rappresentate dall’artista si ispirano a rocce scolpite dagli agenti naturali, in particolare dal vento: invisibile e potente, scava, leviga, plasma. È tra gli elementi più incisivi sul paesaggio, ma anche tra i più difficili da raffigurare.

Qui è evocato non nella sua presenza, ma nelle tracce che lascia.

C’è un vento, il Favonio, che attraversa le Alpi e scende verso la Liguria. Unisce due anime del territorio: l’entroterra e la riviera. Agisce sul piano fisico e simbolico: collega, attraversa, rimescola. Ricorda che l’entroterra non è periferia, ma parte viva della Liguria. Quando soffia, porta aria calda e asciutta, spazzando via la maccaja – il vento denso e umido che sale dal mare. È il momento in cui l’entroterra si fa avanti. Un agente di trasformazione, come il tempo geologico che modella montagne e vallate, o come il cambiamento climatico, che accelera questi processi.

L’opera invita a fermarsi, a osservare il paesaggio. A notare rocce, crinali, forme levigate, direzione del vento. A percepire il luogo come un ambiente vivo, mutevole, scolpito dal tempo e dall’aria.

MONOGRAFF

Firenze – Con il suo lavoro, Monograff dimostra un grande impegno nella ricerca dei punti di convergenza e divergenza tra il mondo naturale e il tessuto urbano, tra il regno vegetale e quello architettonico.

EFFLUVIO

Il vento che soffia su Pontinvrea non è solo un fenomeno naturale: è memoria, respiro, narrazione. In questo murales, Eolo – divinità greca dei venti – è figura centrale e mitica: il suo soffio genera fasci di energia che si diffondono sul territorio, come fili invisibili tra cielo, terra e mare. È un racconto visivo che intreccia mito e identità territoriale, dove il profilo del borgo si fonde con una pala eolica fioriforme, simbolo della sintesi tra Natura e ingegno umano. Il tutto si dispiega in una visione surreale e vitale, che trasmette freschezza, movimento e progressività. Nella mitologia, Eolo dona a Ulisse il potere di governare i venti, un dono potente e fragile. Ma l’errore umano – l’apertura dell’otre – scatena la tempesta.

Ma non è solo la Grecia classica a parlare con il vento. Anche qui, tra le colline liguri, si racconta di un soffio che ha cambiato il destino degli uomini. Proprio nella collina vicina a questo parco eolico sorgeva un tempo Castel Delfino. Secondo la leggenda, la giovane contessa Giovanna fu costretta a sposare il marchese Ugone del Carretto, nonostante il suo cuore appartenesse a Neldo, un menestrello. Quando Ugone scoprì l’amore tra i due, accecato dalla gelosia uccise il giovane. Fu allora che si levò un vento improvviso e impetuoso, che distrusse il castello e spazzò via ogni cosa. Il corpo di Giovanna scomparve: si dice che il vento l’abbia portata in cielo, per ricongiungerla al suo amato. Ciò che il vento in un racconto offre, nell’altro sottrae.

L’opera racconta tutto questo: la potenza e la fragilità del vento, la sua capacità di unire ciò che sembra distante – natura e tecnica, mito e memoria, dolore e rinascita. 

E ci ricorda che ogni soffio d’aria porta con sé una storia, e ogni storia può diventare energia, se sappiamo ascoltarla.

HAZKJ

Bologna – L’intenzione di Hazkj con la sua arte è di riuscire a creare un connubio tra il suo stile e il retaggio culturale che è pervenuto al giorno d’oggi, così da privilegiare e rivitalizzare esteticamente temi e simbologie che creano un dialogo che va oltre alla dimensione del tempo.

Utopian Ligurian Jungle​

Il percorso del Museo del Vento sta per concludersi. Dopo aver seguito il filo del vento tra mito, paesaggio e memoria, anche voi osservatori avete intessuto con questo territorio un legame nuovo, fatto di attenzione e meraviglia. Quest’ultima opera segna la fine del viaggio, ma al tempo stesso apre una porta verso una dimensione più onirica e sognante.

L’opera si avvolge attorno alla pala eolica come una crescita spontanea: un intreccio di natura e immaginazione che trasforma la tecnologia in un organismo vivo. Una vegetazione rampicante – un mix di piante locali ed esotiche – ricopre lentamente la struttura, rendendola qualcosa di inedito. Non più un oggetto artificiale, ma una creatura sospesa tra mondo naturale e fantastico, come se la pala stessa fosse diventata un piccolo essere curioso. Tra i rami e le foglie si nascondono presenze silenziose: non edifici inanimati, ma creature enigmatiche, forse divertite, che osservano il visitatore con discrezione.

Il bosco che avvolge l’opera è fitto, ma non chiuso. Lascia spiragli di luce e di spazio, invitando chi sa osservare con delicatezza ad entrare, a perdersi in un ambiente dove natura e costruito non sono in conflitto, ma dialogano e si confondono. Qui, gli elementi chiedono solo di essere ascoltati: ci parlano di ciò che cresce, di ciò che muta e di ciò che resiste, accompagnandoci verso una nuova consapevolezza.

MR FIJODOR

Imperia – Colonna portante del muralismo italiano, i lavori di Mr Fijodor  sono contrassegnati da una critica sociale o ecologica, usando come arma un uno stile spontaneo e diretto, libero da elementi tecnici complessi.

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